Diario norvegese

Fuga dalle Lofoten

Fuga dalle Lofoten

16 - 20 settembre 2015

Premessa

Sebbene il mio “tour europeo” fosse governato da un nomadismo spiccatamente casuale, alcuni obiettivi li avevo ben chiari. Tra questi, due erano norvegesi: Capo Nord e le Lofoten. 

82 giorni dopo la mia partenza da Trieste era arrivato il momento di centrarne uno ovvero di sbarcare nell’arcipelago delle meraviglie. 

In realtà la Norvegia, nei 24 giorni già trascorsi in quel Paese, con le sue meraviglie mi aveva ormai sopraffatto e conquistato.

Il giorno precedente era stato lo Steigen assolato e dalle acque cristalline a sedurmi. Quello prima l’orizzonte marino di Storvik e il maelstrom gigante di Saltstraumen. Quello prima la traversata del Circolo Polare Artico e lo Svartisen. E prima ancora l’Helgelandskysten coi suoi paesaggi e i tramonti, Torghatten e la montagna col buco, l’Hardangervidda e la sua strada sull’altipiano, la Geiranger-Trollstigen delle curve e delle cascate o la Gamle Strynefjellsvegen dai laghi color turchese. E ancora le isole arcobaleno di Ålesund, i riflessi nel porto di Kristiansund e i ponti acrobatici della Strada Atlantica. Røros coi suoi colori minerari, la flemma fluviale del Glomma e i vibranti colori dell’Aursjøvegen nella valle di Torbudalen. I fiordi, le nevi, le spiagge, il cielo stellato sopra il Målsetevatnet, quello magnetico del Rossvatnet e la stupefacente aurora boreale che aveva illuminato la notte di Blåfjella-Skjækerfjella. 

Ogni giorno trascorso in terra norvegese aveva portato un regalo, un incanto, un’inattesa bellezza. Chissà dunque quali tesori mi stavano aspettando nelle Lofoten: le venerate, le splendide, le magnifiche Lofoten!

Il programma che mi si era via via chiarito durante il viaggio era orami stabilito. 

Sarei sbarcato a Lødingen, per scendere fino ad Å, l’estremo Sud, e poi risalire tutte le Lofoten e le Vesterålen fino a raggiungere Andenes, nell’estremo Nord. Qui avrei preso il traghetto per Grillefjord dove mi aspettava un’altra celebrità: Senja. L’avrei visitata con calma prima di puntare al mitico estremo, Capo Nord, e iniziare la discesa attraverso la Finlandia.

Un programma succulento che mi avrebbe riempito almeno 7/10 giorni. Tra l’altro avrei potuto salutare il mio compleanno proprio lì, nell’arcipelago delle meraviglie. Insomma, un programma perfetto. Troppo perfetto. Un programma da mandare all’aria, anzi alla pioggia.

Ecco le pagine dal mio diario di quei giorni.

16 settembre 2015

Da Forsan a Lødingen

Prima delle 8 lascio la bella area di sosta – curiosamente dedicata ad alghe e organismi scomparsi milioni di anni fa – dove ho trascorso la notte. La saluto con gratitudine per la scenografica, solitaria, ospitalità che mi ha riservato e per lo spettacolo boreale che mi ha regalato. Mi muovo prima di colazione per andare a farla dall’altra parte del tunnel, esattamente dove l’ho fatta ieri, nell’area di sosta che è in battuta di sole. Il sole in effetti c’è e garantisce buoni 12 gradi, ma sembra pronto a coprirsi.

Una volta messomi in viaggio, viste le bellezze riservatemi ieri dal tour dello Steigen, decido di imboccare anche la deviazione verso Skutvik che si rivela però fin da subito meno coinvolgente e non solo per il tempo che volge al peggio. 

Quando arrivo a Skutvik è già tutto annuvolato e mi devo coprire per il freddo. Rapidamente punto a Bognes e al suo traghetto verso le Lofoten.

Durante l’attraversata il tempo peggiora e al vento freddo si aggiunge un po’ di pioggia. Per la prima volta, faccio il viaggio quasi tutto sottocoperta. Dal finestrone del salone dove sono rintanato però riesco a scorgere il dorso di un’orca affiorare tre volte dall’acqua.

Arrivo all’area camping poco dopo le 13:00, sotto un soffitto di nuvole e ricorrenti piovaschi.
In realtà non mi dispiace troppo, in fondo: se proprio doveva fare brutto tempo, che lo faccia in questo paio di giorni che ho deciso di trascorrere qui per ricaricare le batterie del camper e dell’attrezzatura, lavorare al computer, beneficiare della connessione internet e fare il bucato come si deve. Nell’area di sosta ricavata all’interno del bel porticciolo turistico di Lødingen non c’è la lava-asciugatrice ma per il resto c’è tutto: docce, elettricità e wifi!

Solo verso sera si fa vedere un po’ di azzurro.

17 settembre 2015

Lødingen

Nel mio camper connesso le ore si susseguono in un’altra giornata di buio maltempo con solo qualche temporanea schiarita.

Poco male. Colgo l’occasione di questo connubio tra maltempo e energia+connessione internet per recuperare un po’ del mio piccolo resoconto di viaggio. Pubblico foto e i raccontini dal giorno 43 (Danimarca), dove mi ero fermato con l’ultimo aggiornamento durante la lunga sosta svedese a Ventlinge, fino al giorno 60 (Ausevik). Ho recuperato una ventina di giorni, insomma, anche se sono ancora in arretrato di 23! E poi c’è il sito internet… e Instagram… no, Instagram non lo faccio… Anche perché questo maltempo deve finire domani, che mi aspettano le Lofoten!

18 settembre 2015

Lødingen - Å i Lofoten

Mi sveglio con la pioggia e il grigio ovunque. Decido di aspettare almeno la mattinata, mentre aggiorno anche il sito internet fino al giorno 60. 
Verso l’ora di pranzo qualche raggio di sole si va vedere e così rompo gli indugi. 
Tolgo le tende e do l’avvio a questo tour delle Løfoten!

Il programma è più o meno quello già immaginato: andare a Sud, raggiungendo Å i Lofoten, nella punta estrema, a 250 chilometri da qui. Poco male se arriverò già all’imbrunire, perché domani o dopo domani mi rifarò la strada a ritroso, con la luce, per poi continuare a Nord e raggiungere Andenes, nella punta settentrionale, dove imbarcarmi per Gryllefjord e raggiungere la terraferma sull’isola di Senja. Lì mi aspetta un’altra Strada Turistica Nazionale, e poi verso Tromsø… e poi Alta… e poi Nordkapp.

Proprio un bel programma! Ma il titolo del capitolo che inizio a scrivere, mentre lascio il porticciolo di Lødingen, è: “le mie Lofoten sfortunate”.

Ci metto quasi sei ore ad arrivare ad Å, in un viaggio nebbioso e senza luce prima, e poi, quando faccio le ultime curve, buio e piovoso.

Se si eccettuano alcune fasi del lungo tramonto durante il quale, sotto i miei occhi stupiti, si sono accesi inaspettati colori sui mille specchi d’acqua tra le cime delle Lofoten, in queste sei ore di duro viaggio ho visto ben poco.

Ma il capitolo, era solo all’inizio.

19 settembre 2015

Å i Lofoten - Andenes - Sortland

Quando mi sveglio ad Å piove ancora da un cielo indistinto d’un grigio fitto. Fiducioso faccio colazione e sbrigo un po’ di faccende in camper . 

Il parcheggio è proprio alla fine della strada, dopo il paese. Da lì ci si può incamminare verso la lunga lingua di monticelli, rocce e sassi con cui le Lofoten sfumano nel mare. Quando cala l’intensità dei rovesci, riesco a fare un giro sotto la pioggerella verso la punta ma le rocce scivolose rendono pericolosa anche quella semplice escursione.

Rientrato in camper, aspetto un po’ per vedere se ci sono cenni di miglioramento ma poco prima delle 11 mi decido e parto: destinazione Andenes, 400 e passa chilometri a Nord da qui. 

La strada da fare è di certo panoramica, fitta di paesini e da percorrere a velocità ridotta, ovvero “comodamente lenti” per un incedere turistico, ma 400 chilometri diventano faticosi sotto la pioggia, nel pur limitato traffico locale del sabato, se devi farli tutti di seguito. 
Lungo il tragitto il tempo peggiora e solo all’altezza della spiaggia di Flakstad, poco distante dalla punta Sud, concede una pausa e mi permette di fare qualche foto ai riflessi del velo d’acqua sulla spiaggia in cui si specchiano nebbia e nuvole.


Speranzoso continuo a salire. Curva dopo curva, ponte dopo ponte, paese dopo paese, costa dopo costa, prima le Lofoten e poi le Vesterålen mi scivolano però via umide e incolori, fredde e piovose.

A questo punto non vedo l’ora di arrivare a Andenes, aspettare quel che serve e mettermi sul primo traghetto, per lasciare l’arcipelago e sbarcare a Senja dove confido che la Turistvegen sia più fortunata con il tempo.

Per un momento, nell’avvicinarmi ad Andenes, ho come l’impressione che stia volgendo al meglio: smette di piovere, la luce cambia e sembra che da sotto la coperta infinita di nuvole, in fondo all’orizzonte, si muova dell’azzurro.

In effetti da lì a poco qualcosa cambia, ma non è il tempo: è il mio programma.


Quando alle 19:00 arrivo al deserto punto di imbarco ad Andenes, scopro infatti che i traghetti per Gryllefjord ci sono solo fino al 31 agosto. Non c’è modo di lasciare l’arcipelago se non tornando a Lødingen e imbarcarsi per Bognes, di nuovo, oppure poco prima di Lødingen svoltare a sinistra e risalire l’isola fin oltre Gausvik e prendere il ponte Tjelsundbrua.

È già sera e mi ributto verso Sud, costeggiando questa volta a Est. Poco prima di Äse sono esattamente sulla strada che ho già fatto nel pomeriggio piovoso e che adesso percorro al buio. Quando arrivo all’altezza di Sortland, sono le nove e mezza di sera e getto la spugna: piazzo il camper tra un camion e un rimorchio nell’area sosta di una stazione di servizio e spengo il motore.

Oggi ho fatto 500 chilometri, per 10 ore e mezza di viaggio, quasi tutte in movimento. Se si aggiungono quelli fatti ieri e quelli che farò domani nel lasciarle via terra, sulle “meravigliose” Lofoten avrò percorso in tutto quasi mille chilometri e posso ben dire, non avendo praticamente mai visto il sole, che delle Lofoten non ho visto nemmeno l’ombra!

Un motivo in più per tornarci.

20 settembre 2015

Sortland - Sørstraumen

Mi sveglio presto e prima delle 7 sono già in marcia. Non piove ma il cielo è completamente coperto e faccio i primi chilometri tra nebbie e nuvole basse.

Scendo fino a poco prima di Lødingen, poi giro per risalire verso nord-est a Gausvik, poi il ponte, poi Sandstrand, Grov, Foldvik, Lamberget, Grmjord, Fjordbotnmark dove aggancio la solita, immancabile E6. Dopo Fossbakken faccio anche una puntata a curiosare la strada che porta a una Parco Zoologico. Poi di nuovo sulla E6 attraverso Brandvoll, Setermoen, Sundlia… Sono tutti nomi “anonimi” che vedo scorrere nei cartelli mentre umidità nebbiose e qualche pioggia non smettono di accompagnarmi.

Mi viene anche il sospetto che sia in corso un cambio radicale del tempo. Se penso che fino a 4 giorni fa, a Bø, ero stato tentato dal farmi un bagno tanto era la luce e il calore di quella spiaggia dalle sabbie bianche…


In effetti è già il 20 settembre e sono pur sempre oltre il Circolo Polare Artico, a meno di mille chilometri da Nordkapp. 


Già, Capo Nord. In fondo è lì che sono diretto, o meglio, quello è il punto che segna l’inizio del viaggio di ritorno, visto che oltre, almeno in camper, non ci si può andare.

Continuo a salire e, all’altezza di Bardufoss, decido anche di lasciare la E6 per prendere la 86 che gira a Ovest verso Sorreisa. Da lì si passa per arrivare via terra all’isola di Senja, dove potrei fare la relativa Turistvegen. 

In sostanza ho ancora qualche barlume di speranza che, dietro una curva, il tempo cambi improvvisamente e, almeno parte del mio programma di viaggio per questi giorni, si salvi.

Ma a Sorreisa mi rassegno: dopo le Lofoten, rinuncio anche a Senja e mi convinco del pensiero che ormai sta crescendo in testa nelle ultime ore: regalarmi per domani, che è il mio compleanno, Nordkapp.

Mille chilometri in Norvegia, da fare con il camper e con questo tempo, lungo una strada che passa per i paesi, a 50 e 40 all’ora, e che propone volentieri tratti in sterrato per lavori in corso, non è certo come farli sulle autostrade italiane. Ma ce la posso fare.

In realtà avevo anche una mezza idea di evitare Nordkapp, quello ufficiale e turistico, dove arrivi con il camper direttamente sul piazzale, dopo aver pagato il tuo bel biglietto di ingresso, per andare a fare la foto alla sfera-monumento e metterti in fila fuori dai bagni dello shop. No, m’era venuta la tentazione di andare al Capo Nord, quello vero… cioè a Knivskjellodden che è la punta, giusto a sinistra del promontorio di Nordkapp e che si protende per un chilometro in più verso Nord. 


Ci si arriva solo a piedi: nove chilometri ad andare e nove a tornare, che non sono molti ma, a leggere i racconti, non sono poi così banali, tra sali-scendi, rocce, fango, rischi di nebbie che nascondono il tracciato, piogge e vento e freddo… poi sono solo e ho smesso di essere sportivo una trentina di anni fa… e poi siamo alla fine di settembre… e poi… e poi… vabbè: ce la posso fare!

Mentre alambicco sul “piano Knivskjellodden” i chilometri passano, le nebbie restano.


La convinzione sulla “perfezione” di questo nuovo programma, cresce a tal punto che quasi benedico le mie “Lofoten sfortunate” (+ Senja preclusa) che mi hanno spinto via anzitempo. 

Nebbia e nuvole foderano le maestose montagne e velano i grandiosi paesaggi di costa e fiordi che mi sfilano davanti agli occhi, lungo al E6. Finisco addirittura con lo sperare che non cessino, così da poter tranquillamente tirare dritto, godendomi quel che c’è da godere dal finestrino, senza smettere di viaggiare.

Arrivo al camping di Sørstraumen poco dopo le sei di sera. Ho fatto quasi 600 chilometri e me ne mancano 300 per arrivare a Nordkapp. 

Ho scelto questa fermata – la seconda (e ultima) fermata “a pagamento” norvegese – per appoggiarmi ancora una volta a internet e corrente elettrica e mettere a punto quello che serve per domani. Caricare tutte le batterie, scaricare mappe indicazioni, preparare lo zaino…

Sono l’unico ospite del camping che è situato a ridosso di un ponte, sulla strozzatura del fiordo Kvænangen, e si affaccia quindi su un bel panorama marino.

Le mie Lofoten sfortunate sono ormai lontane e la fuga dalla pioggia, un ricordo sbiadito: l’eccitazione per la nuova meta ha preso il sopravvento.

Nebbia e nuvole mi hanno seguito fin qui senza sosta, ma il tramonto si tinge un po’ di rosso, facendo ben sperare per domani…

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